Sia fatta la mia volonta’ – Liberazione

Sia fatta la mia volonta' - Liberazione
10:03 , 12 luglio 2012 0
Pubblicato in: Rassegna Stampa

da Liberazione del 26/06/2010:

di Boris Sollazzo

Totò ci ha insegnato che la morte è una livella. Niente di più falso, ecco l’odissea del rito laico

Sia fatta la mia volontà,
il funerale (in)civile all’italiana

Tre giovani donne e una nonna (in realtà una volontaria del Tribunale del Malato) alla scoperta del funerale civile. Un desiderio di quest’ultima, di affrontare la morte coerentemente a come ha vissuto, laicamente, diventa un giro d’Italia alla ricerca di un’istituzione fantasma. L’Italia, lo sappiamo, è un paese incivile, e ama vessare i suoi cittadini, soprattutto quelli meno conformi(sti), anche quando sono orizzontali. Ecco, Sia fatta la mia volontà , circa 80 minuti di inchiesta-documentario di Paola Bordi, Elisa Capo e Ottavia Leoni (registe e protagoniste, l’idea nasce dalla Leoni e da Emanuele Di Giacomo) scardina il silenzio su una delle violenze più subdole, fastidiose e misconosciute del nostro paese. Se siete tra coloro che vorreste un altro funerale oltre a quello del vostro caro estinto mentre un prete sconosciuto discetta del morto con arrogante e paternalista fondamentalismo – e crediamo che Ascanio Celestini, uno degli intervistati, ci sia andato vicino -; se al momento dell’addio vorreste un rito simile a quello anglosassone, tra bevute, chiacchierate e risate; se semplicemente non volete andarvene sotto un simbolo religioso e salutato da parole di cui non riconoscete il valore, questo è un film necessario.
Ma la verità è che questa docufiction serve a tutti. Perché dà voce a molte persone, perché ci mostra le contraddizioni di una nazione schiacciata dalla meschinità della faziosità, persino sulle riflessioni più alte e fondamentali, quelle sulla vita e sulla morte. A dircelo, tra i tanti bellissimi interventi del film, è un intellettuale diverso e possibile, e di sicuro imprevedibile (anche in un film come questo). Alessandro Bergonzoni è la chiave intellettuale, filosofica, culturale di Sia fatta la mia volontà : «Si deve pensare più largo» dice, ricordando Welby (a cui il funerale religioso fu negato) ma anche il piacentino Steccato, che lotta per vivere chiedendo allo stato di aiutare a farlo (già, in Italia, chiedetelo agli ammalati di Sla ieri protagonisti di un concerto organizzato da Franco Battiato ed Erminia Manfredi: lo stato lotta per impedire alle persone di scegliere come morire, ma non gli offre mai scelte di vita sostenibili). «E’ una questione complessa, e tutto va rispettato, è il monoteismo che ci sta uccidendo: credere in una sola medicina, in un solo dio, in una sola verità».Difficile farlo capire in un paese che tra patti e concordati vari ha più volte cercato di avere una religione di stato e che è condizionato costantemente dalla fortissima influenza politica e sociale della Chiesa.
Bordi, Capo e Leoni hanno il coraggio di partire da una questione solo apparentemente pratica, il funerale, per parlare di tutti i trattamenti di fine vita: dall’accanimento terapeutico al testamento biologico, in una parola la libertà di scelta. E in Italia non esiste: per un funerale civile degno e dignitoso (e non che con il matrimonio civile vada meglio, ma è un’altra storia) Treviso e, soprattutto, Torino sono solo belle eccezioni (e Reggio Emilia, chi scrive lo dice per aver partecipato a un rito d’addio di un amico partigiano). Accettare qualcosa di diverso, i teocon italiani non sono capaci di farlo: nel nostro paese c’è la concezione talebana per cui la libertà è un attacco alla fede. Abortire, fare sesso protetto, vivere e morire secondo la propria coscienza, sono scelte, non obblighi. E impedire una scelta, si parli di un funerale laico, di Eluana Englaro o del rispetto del corpo della donna, è la forma di dittatura morale e ideologica più insopportabile.
Com’era intuibile, l’argomento provoca riflessioni forti e così si finisce per dimenticare una cosa fondamentale: Sia fatta la mia volontà , già presentato in anteprima a Torino e a La Sapienza, è anche un gran bel lavoro. Accarezzato da una leggerezza pensante e mai pesante, montato in maniera diligente e ben recitato. E a questo punto, grazie a queste tre ragazze, approfitto del mio mestiere perché rimanga stampato sul giornale il mio testamento biologico: non voglio alcun accanimento terapeutico, lasciatemi (riposare) in pace quando sarà il momento.

 

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