Un altro di tutto

Fratelli d'ItaliaPerché parlare di diversità?

Per affrontare la tematica della diversità con lo spessore che merita, Schegge di Cotone ha deciso di seguire un metodo di lavoro differente da quelli usati in precedenza. Durante tutto l’anno scolastico 2011-2012, abbiamo effettuato dei laboratori pomeridiani con numerosi studenti per tentare di capire quali fossero le diversità che essi coglievano più facilmente, cercando in questo modo di non imporre loro una visione precostituita. Da questi incontri è emerso che i ragazzi della fascia tra gli 11 e i 15 anni hanno coscienza di quali siano le valutazioni corrette in relazione alla diversità ovvero condividono in linea di principio i valori volti all’integrazione, alla tolleranza e al rispetto delle minoranze, ma questa consapevolezza è per lo più superficiale nelle sue ricadute e implicazioni. Non riescono cioè a ricondurre a principi generali e a valori condivisi le numerose piccole e grandi discriminazioni che subiscono e agiscono nel quotidiano.

La discriminazione è sempre in agguato, essere vigili per cogliere, in un mondo che cambia, le nuove forme di possibile intolleranza è un esercizio di attenzione costante che dobbiamo svolgere tutti. Se avessimo usato categorie stereotipate che i ragazzi già conoscono, avrebbero automaticamente incasellato i personaggi in “buoni” e “cattivi” abbassando il livello di allerta e il loro giudizio critico. Abbiamo quindi presentato un mondo nuovo, straniante, con due ragazze “normali” per le quali non è automatico individuare chi e come ha torto o ragione, dalla parte di chi stare. La diversità infatti può essere “letta” come una fonte di arricchimento o una causa di discriminazione a seconda dello sguardo dell’osservatore.

Schegge di Cotone, perciò, ha deciso di esplorare questo concetto in maniera globale, senza calarlo nella specificità di qualche situazione emblematica (per esempio quella vissuta dai membri appartenenti a confessioni religiose minoritarie, dalle famiglie extracomunitarie, dalle coppie omosessuali, etc). Una volta individuato il paradigma della discriminazione come conseguenza della diversità, ne abbiamo messo in scena una sua simbolica rappresentazione.

Il nostro contesto sociale è in continua trasformazione e mutamento. Questo accade ormai da diversi anni, ma con rapidità sempre maggiore. Potremmo forse dire che la presenza di incessanti cambiamenti sia una delle caratteristiche della modernità.

Eppure non sempre o non facilmente siamo disponibili con fiducia e apertura a questi cambiamenti… Forse perché la legge fondamentale che governa il mondo è la legge d’inerzia? E quindi è sempre più semplice, più facile, più immediato e più “sicuro” fare come si è sempre fatto? Proseguire per la strada vecchia senza azzardarci a dare una sbirciatina alla strada nuova?  Non che tutti i cambiamenti debbano necessariamente essere considerati positivi, ma con essi dobbiamo confrontarci, se non vogliamo esserne travolti nostro malgrado.

A pensarci bene ogni essere umano cambia in continuazione e si modifica nel corso della sua vita.  A pensarci ancora meglio possiamo dire che “imparare” significa proprio “cambiare”, perché ogni apprendimento che sia davvero tale, ci insegna qualcosa e quindi ci trasforma.

E quindi sia come individui, sia come esseri sociali, ci tocca di vivere tra l’incudine e il martello: cambiare continuamente per adeguarci e continuamente anche salvaguardare quegli aspetti che ci aiutano a codificare un’identità.

Esercitiamoci quindi con fiducia a indagare e cogliere il diverso fuori di noi!

 

Lo spettacolo

Bianca vive tranquilla e felice in un mondo strano, che ha regole tutte proprie e i cui giorni vengono scanditi dal “grande libro per fare tutto”. Bianca vive da sola insieme a Mr White, una scopa alla quale ha disegnato due occhi. Tutto questo mondo privo di colori è Bianco: un mondo sereno, che forse ci appare un po’ noioso, ma che ha i suoi aspetti positivi e i suoi contorni sicuri. C’è un modo codificato per fare ogni cosa e Bianca nel tempo ha costruito una serie di abitudini che scandiscono la routine quotidiana: alzarsi, fare colazione, andare a scuola per imparare la lezione del giorno dopo “l’ora di silenzio”, raccontare la favola del brutto anatroccolo a Mr White e poi andare a letto.

Malauguratamente (o per fortuna? o per caso? o per il destino cinico e baro? … chi può saperlo?) in questo mondo rassicurante irrompe un altro essere, Chiara, che proprio perché è un’altra, è diversa! Chiara tuttavia non è completamente diversa da Bianca, perché anche se è più grande, ha gli occhi di un altro colore, ha comunque due braccia ma un altro taglio di capelli, due gambe, due orecchie però ha abitudini diverse. Come ci si relaziona con qualcosa che in parte riconosciamo come simile a noi e in parte no? Qualcosa in cui le differenze e le similitudini sfumano una nell’altra? All’inizio le difficoltà e le incomprensioni tra le due ragazze sono tante, perché i loro mondi sono diversi e i loro caratteri pure. Bianca è precisa e ordinata, Chiara confusionaria e ingenua. Tuttavia la loro convivenza forzata fa sì che lentamente entrambe scoprano un codice di comportamento comune, un comune terreno di confronto. Un compromesso sembra possibile ma il pericolo è sempre in agguato: di fronte a un evento che Bianca considera molto grave e  importante per lei, si produce una rottura insanabile e i due mondi tornano a dividersi.

Sapranno le due ragazze costruire un nuovo punto di incontro? A cosa dovranno rinunciare? Fare un passo indietro per lasciare spazio all’altro significa rinunciare a qualcosa di sé? Sarà un impoverimento o un arricchimento?

 

Perché  “Un altro di tutto”?

Il titolo “Un altro di tutto” è ripreso da una favola di Ermanno Bencivenga*.

Nella sua storia Dio (Il Capo), che inizialmente aveva creato un singolo esemplare di ogni oggetto, si ritrova poi obbligato a duplicarli, su pressante richiesta di tutti.  “Come posso sapere chi sono –  dicevano infatti gli oggetti – se non ho nessun altro nel quale rispecchiarmi e cogliere le caratteristiche uguali alle mie?”

Non di tutto, però, è possibile fare una copia uguale!  In particolare gli essere umani, pur così simili, sono fra loro infinitamente diversi. Proprio questa infinita diversità di aspetti e di comportamenti è la nostra più grande ricchezza.

“Un altro di tutto” non si riferisce soltanto alla definizione della propria identità attraverso il confronto con l’altro, ma anche alla scoperta che esiste “un altro modo per fare tutto”. E’ un invito alla tolleranza e alla curiosità.

Scarica la scheda per gli insegnanti

 

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* Ermanno Bencivenga, La filosofia in 52 favole, Oscar Mondadori, 2011

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