Scuola e Democrazia

Scuola e Democrazia
13:35 , 9 maggio 2013 1
Pubblicato in: Blog

Ieri abbiamo partecipato alla premiazione della borsa di studio “Mario Amato – Vittorio Occorsio” promossa da Libertà e Giustizia. Mario Amato e Vittorio Occorsio erano due magistrati uccisi negli anni settanta dal terrorismo di estrema destra. Vittorio Occorsio si è occupato delle stragi di Piazza Fontana, del Golpe Borghese, fu il primo a occuparsi della loggia massonica P2 e fu ucciso da Ordine Nuovo nel 1976. Mario Amato ne prese il posto e subì la stessa sorte, quattro anni dopo. (Magari un giorno vi racconteremo anche la loro storia in dettaglio). Visto che oggi è il giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo, ci piace ricordare soprattutto i dimenticati di quella stagione. Non per snobismo, ma perché degli altri vi parleranno tutti e il giorno della memoria dovrebbe servire proprio a questo: a non dimenticare chi rischia di essere dimenticato.

A loro, che hanno sacrificato la loro vita per rendere migliore questo Paese, dedichiamo questo brano di Calamandrei, letto ieri ai ragazzi che hanno partecipato all’iniziativa; perché quando si parla di Costituzione, di alti organi dello Stato, anche la Scuola viene spesso dimenticata.

“Non si troverà costituzionalista che passando in rassegna gli organi supremi che danno alla nostra costituzione la sua fisionomia caratteristica, senta il bisogno di menzionare tra essi la scuola: la scuola resta in secondo piano nell’ordinamento amministrativo (nell’ordinaria amministrazione, si direbbe), non sale ai vertici dell’ordinamento costituzionale. E tuttavia non c’è dubbio che in una democrazia, se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che a lungo andare la scuola è più importante del parlamento e della magistratura e della corte costituzionale. Il parlamento consacra in formule legali i diritti del cittadino, la magistratura e la corte costituzionale difendono e garantiscono questi diritti, ma la coscienza dei cittadini è creata dalla scuola; dalla scuola dipende come sarà domani il parlamento, come funzionerà la magistratura, cioè come sarà la coscienza e la competenza di quegli uomini che saranno domani i legislatori, i governanti e i giudici del nostro paese.

La classe politica che domani detterà le leggi ed amministrerà la giustizia, esce dalla scuola; tale sarà quale la scuola sarà riuscita a formarla. Che la classe dirigente sia veramente formata, come è ideale democratico, dai migliori di tutte le classi, in modo che da tutti gli strati sociali, anche dai più umili, i giovani più idonei e più meritevoli possano salire ai posti di responsabilità, dipende dalla scuola, che è il vaglio dei cittadini di domani. A voler immaginare l’organismo costituzionale come un organismo vivo, si direbbe che il sistema scolastico equivalga al sistema emato-poietico: il sangue vitale che rigenera ogni giorno la democrazia parte dalla scuola, seminarium rei publicae. Proprio per questo , fra tutti i rami dell’amministrazione quello scolastico propone i problemi più delicati e più alti, per risolvere i quali non basta essere esperti di problemi tecnici, attinenti alla didattica, alla contabilità o all’edilizia, ma occorre soprattutto avere la consapevolezza dei valori morali e pedagogici che si elaborano nella scuola. Dove si creano non cose, ma coscienze; e quel che è più, coscienze di maestri, capaci a loro volta di creare coscienze di cittadini.

Nella mia esperienza di vita politica, mi sono reso conto di quanto sia difficile in una democrazia arrivare a elaborare attraverso i congegni parlamentari leggi capaci di tradurre in pratica le esigenze delicatissime della funzione scolastica. Per riformare le leggi scolastiche bisogna innanzitutto conoscere perfettamente i labirinti complicati e frammentari della legislazione vigente, e arrivare a discernere, in questa sovrapposizione confusa di ordinamenti, quali sono gli ingranaggi che occorre rinnovare e quelli che si possono conservare; ma, per rendersi conto di questo, non basta conoscere i testi della legislazione scolastica come può fare uno studioso di manuali: per sapere come la scuola funziona, bisogna essere stati studenti e insegnanti: soprattutto insegnanti. Solo coll’insegnare si capisce che cosa contino in se stesse (e quel che occorre infondervi perché contino) le leggi che stabiliscono come si deve insegnare.

Anche quando si trovi un ministro pieno di buone intenzioni, il quale si proponga di ridurre la scuola a essere veramente creatrice della democrazia come la Costituzione vorrebbe, è difficile che esso abbia approfondita conoscenza dei problemi tecnici, attinenti a tutti gli ordini di scuole, che occorre affrontare per avvicinarsi a questo ideale: per la tecnica, gli uomini politici debbono rimettersi ai burocrati; e i burocrati, assai spesso, sono conoscitori di congegni amministrativi, ma non di anime. Come volete che possa sentire la funzione formativa di libertà che deve avere la scuola in una democrazia un direttore generale che fino a ieri fu l’artefice “ a tout faire” dell’asservimento della scuola al fascismo? I più dei burocrati si  sono ormai abituati a pensare il loro lavoro come un quotidiano passaggio  di inserti amministrativi: o che si tratti di scuola fascista o di scuola democratica o di scuola confessionale, per essi il lavoro non muta; cambiano i ministri e le loro buone intenzioni tramontano alla prima crisi ministeriale: solo le formule scritte sulle copertine degli incartamenti rimangono sempre le stesse.

Così, anche se vi sono tra gli uomini politici alcuni che vorrebbero infondere alla scuola un’anima nuova corrispondente alla sua importanza costituzionale, la loro ispirazione generica si arresta e si disperde nella rielaborazione dei funzionari ministeriali: molti dei quali sono vissuti, fino a salire ai gradi più alti della gerarchia, senza mai aver conosciuto per esperienza propria la durissima missione dell’insegnante, al quale la società affida un compito forse ancor più difficile e decisivo di quello del giudice.

Per poter reggere la scuola in maniera da renderla sempre più adeguata ai fini formativi che le assegna la democrazia, occorrerebbero uomini straordinari: che fossero conoscitori, per lunga esperienza di insegnamento e non soltanto per  pedagogica, dei problemi strettamente tecnici della scuola, e insieme, nonostante le esperienze logoranti, rimasti sensibili come neofiti a quella religione della libertà, dalla quale la scuola democratica deve essere animata anche nella severa disciplina dei suoi congegni amministrativi; uomini capaci di ravvivare col calore di un apostolato i problemi legislativi dell’insegnamento e insieme di frenare gli slanci dell’azione colla precisa valutazione tecnica dei mezzi:maestri appassionati che riescano a essere anche severi e pazienti amministratori, uomini di scienza che abbiano la fantasia occorrente per tradurre la loro scienza in opere vive.

Uomini siffatti, che riuniscano in sé in armonico equilibrio tutte queste qualità disparate, sono eccezionali.”

(Prefazione di Piero Calamandrei alla raccolta postuma di scritti di Giovanni Ferretti, Scuola e democrazia, Einaudi, Torino 1956.)

 

 

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One Response

  1. Sherri English ha detto:

    È interessante sul piano storico, ma ancora di più sul piano etico, che alla carta fondamentale repubblicana abbiano collaborato fianco a fianco uomini come De Gasperi e Togliatti , Moro e Terracini, Fanfani e Corbino, De Nicola ed Einaudi; uomini che avevano proprie ferme convinzioni non tutte in armonia tra loro, ma che seppero garantirne il libero gioco attraverso un sistema di confronti civilmente regolati dalla sovranità della legge.

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