Qui e ora

Qui e ora
08:33 , 20 maggio 2012 0
Pubblicato in: Blog

Da qualche giorno è pronta la nuova versione del sito e ieri avrei dovuto scrivere un post per far ripartire il blog, per dirti che si riparte, si riprova a partire; la parte finale di quello che avevo in mente la ritrovi in fondo a questa pagina. Avrei voluto trovare il tempo per accennare anche alla manifestazione contro la discarica a due passi da Villa Adriana che, ieri sera, doveva svolgersi all’interno della villa in occasione della notte dei musei.

Poi ieri mattina è arrivata la notizia di Brindisi. E’ una notizia che si è fatta strada dentro di me un po’ alla volta. All’inizio sembra che stai bene, poi alle quattro di pomeriggio ti senti dentro lo stomaco un grumo difficile da digerire. La sera, dopo la manifestazione, quel grumo rimane lì, non se ne vuole andare ed è anche peggio. E’ qualcosa che una parte del tuo cervello si sforza di ignorare, perché c’è solo una cosa sicura nell’attentato di ieri: non era mai successo. Le scuole no, non le aveva ancora toccate nessuno.

E’ questo che il tuo cervello non vuole capire: che da ieri qualcosa è cambiato profondamente. Oggi non è un giorno come un altro. Eri convinto che il tuo Paese la verginità l’avesse già persa, che fosse vaccinato a certi tipi di violenza, e invece ti riscopri nudo e indifeso, e non sai nemmeno con chi prendertela. Perché io non lo so chi è stato. Una parte di me spera con tutte le sue forze che oggi, o domani, venga catturato un pazzo che, per motivi futili e irrazionali, sia da ritenere l’unico responsabile di quel gesto. Una parte di me spera che sia stata davvero la mafia, perché la mafia cose del genere non le ha mai fatte, perché un gesto del genere somiglia tanto alla furia disperata dell’animale ferito, chiuso in un angolo, che sferra colpi ciechi e rabbiosi. Se è così, significa che stiamo vincendo. Una parte di me ha paura di scartare queste due ipotesi, perché qualunque altra spiegazione è troppo difficile da digerire in una sola notte.

Però io non lo so chi è stato. Da ieri invece tutti sembrano tremendamente convinti di sapere chi è il colpevole: è stata la mafia, è una nuova strategia della tensione, la Cupola nera, i massoni, i servizi segreti deviati, gruppi speculativi internazionali, anarchici greci, basta farsi un giro su facebook. E questo significa che da domani, qualsiasi notizia verrà fuori, quelli che si sono già fatti un’idea non l’accetteranno facilmente, cercheranno di smontarla pezzo per pezzo. E non lo faranno con la forza del dubbio, ma con la certezza di sapere già come sono andate le cose.

Io non lo so chi è stato, voglio continuare a non saperlo fino a domani. Oggi voglio fare i conti con la paura. Non c’è un nome per quello che è successo ieri, perché non era mai successo prima. Non ci appiccicare sopra un’etichetta vecchia, è il modo più semplice per archiviarlo e non pensarci più. E’ un modo anche questo per esorcizzare la paura. E invece continua a pensarci, rifiutati per un attimo di dargli un nome facile. Perché, se non è il gesto di un pazzo isolato, come una parte irrazionale di me continua a sperare, è questo che vogliono: che tu abbia paura. Vogliono che tu smetta di pensare. Domani ci sarà il tempo di dare un soggetto a quel vogliono, e la rabbia di domani io voglio che sia lucida; oggi per me è più importante affrontare quella paura, quella che ti fa venir voglia di dire: vabbè, lascio perdere, ci penserà qualcun altro.

E’ di questo che cercano di convincerti: che la tua vita sia soltanto tua; che è importante che tu finisca gli studi, che ti presenti in ufficio, che ti prenda cura dei tuoi figli, che paghi la rata mensile del mutuo, è importante che tu chiuda la porta con due mandate di chiave e te ne vada a letto sperando che domani sia un giorno migliore. Ti danno sempre più cose da fare cercando di farti dimenticare che la tua vita non è soltanto tua: ma è così, ci sono delle persone accanto a te. E magari tu lo sai anche che c’è bisogno di te, e magari ti dai anche da fare ma, prima di questo, c’è il lavoro, c’è l’università, c’è la famiglia, perché a questo, se non ci pensi tu, non ci penserà nessun altro. E forse fai bene, ma è questo che vogliono. E’ importante che tu non abbia abbastanza tempo per fare tutto, perché questo significa che sarai sempre più costretto a scegliere tra te e gli altri.

Brindisi è là, fuori dalla tua porta di casa. Perché uno pensa che ci sia sempre tempo per cambiare le cose, che oggi ho da fare ma magari un po’ di tempo, se non domani, dopodomani lo trovo di sicuro. E invece ti svegli una mattina e scopri di non essere più vergine, e lo scopri nel modo peggiore, con una ragazza morta mentre andava a scuola. E capisci che non c’è tempo per fare tutto, e devi scegliere. Capisci che non è dopodomani, è qui e ora.

Non dare la colpa ai politici corrotti, alla mafia piaga della società, ai servizi segreti, allo Stato colluso, a gruppi di potere segreti. Non li assolvere, ma non illuderti che dare un nome ai colpevoli cambierà le cose, servirà solo a farti stare meglio e pensare che domani andrà meglio: e invece è qui e ora, e al centro di questo “qui e ora” ci sei tu.

E allora, per un giorno, prova a chiudere quel libro, prenditi un giorno di ferie, spegni questo cazzo di computer su cui mi stai leggendo, manda a puttane per un giorno la vita che credi sia soltanto tua ed esci fuori dalla porta di casa. Cerca altre persone come te, un posto da difendere, un giardino da coltivare o un cassonetto da aggiustare, ma esci… guarda in faccia chi è davanti a te e se per caso ha voglia di fare qualcosa, aiutalo, decidete di fare qualcosa insieme, esci, e spera di tornare con le spalle più forti, con qualcosa in più da condividere, con una battaglia nuova da combattere. Qui e ora, perché non è detto che domani ci sarà ancora tempo.

Ieri la manifestazione a Villa Adriana c’è stata lo stesso. Senza la musica, senza la villa chiusa in segno di lutto, senza l’euforia e i toni sovreccitati che forse ci si poteva aspettare. E’ importante che ci sia stata. Perché qualcuno vuole che tu non abbia tempo per questo tipo di cose, che ne abbia perfino paura, e che decida di rimandare tutto a domani.

Ieri avrei dovuto scrivere un post per dirti che riparte il blog. E le parole che avevo scelto per ricominciare erano quelle di Italo Calvino: ieri erano una considerazione di massima, una riflessione generale sul mondo, ma oggi, tristemente, diventano una direzione precisa, necessaria, urgente.

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

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