Muchos no volvieron

Muchos no volvieron
10:14 , 11 settembre 2013 0
Pubblicato in: Blog

Oggi sono quarant’anni. Prima dell’undici settembre delle Torri Gemelle, l’undici settembre del 1973 si consumava a Santiago del Cile uno dei colpi di stato più feroci dell’ultimo secolo, che portò al potere il generale Augusto Pinochet e lì lo lasciò, nell’indifferenza internazionale, fino al marzo del 1990. Molti degli oppositori interni furono arrestati arbitrariamente e giustiziati. Molti scapparono dal loro paese, molti non tornarono. Di quel colpo di stato me ne sono occupato un po’ di tempo fa, e quello che venne fuori fu un romanzo breve, che poi finì nel cassetto. Sono passati quasi dieci anni da allora e così oggi abbiamo pensato che un modo per ricordare quei tragici giorni fosse quello di rendere disponibile quel racconto a tutti.
Pedro Acevedo Con “Pedro Acevedo e il gioco delle carte” inauguriamo una nuova sezione del sito, che troverete sotto la voce “altri progetti”: In questi anni, insieme e intorno all’attività teatrale, Schegge di Cotone ha prodotto anche alcuni testi: monologhi che non portiamo più in scena, testi che dovevano diventare monologhi, racconti più o meno lunghi, poesie semicomiche e semiserie, insomma tutta una serie di materiale, in parte destinato al teatro in parte nato semplicemente come altro dal teatro, che ogni tanto ci ritroviamo tra le mani e non sappiamo bene cosa farci. Abbiamo deciso di renderlo disponibile in formato ebook, e con cadenza più o meno regolare cercheremo di aggiungere materiale, sempre a prezzi simbolici.

Quello che vi proponiamo oggi è ambientato durante i giorni del colpo di stato in Chile e quei giorni li racconta attraverso gli occhi di due ragazzi che fino ad allora poco avevano avuto a che fare con la politica. Ma basta con la pubblicità, se ne avete voglia andate sulla scheda del libro e dateci un’occhiata, e poi decidete voi cosa farne.

Questo post invece lo dedichiamo alle parole di due dei protagonisti di quel periodo: quelle che trovate sotto sono le ultime parole di Salvador Allende, asserragliato nella Moneda, pochi istanti prima che i militari facessero irruzione. Ancora più sotto troverete una canzone di Victor Jara, da cui abbiamo preso in prestito le parole per il titolo di questo post (e se vi prendete la briga di leggervi l’ebook capirete pure il perché). Victor Jara, militante comunista da sempre, fu arrestato come molti altri e morì, giustiziato all’Estadio Nacional, il 15 settembre. Pochi giorni dopo moriva anche Pablo Neruda e il Cile precipatava in una delle sue pagine più buie. Se volete saperne di più su youtube trovate il bellissimo documentario di Patricio Guzman (gentilmente segnalato da un amico).

Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo. E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli.
Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.
Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.
Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.
Erano d’accordo. La storia li giudicherà.
Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più. Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi. Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.
Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.

 

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