L’emporio celeste di conoscimenti benevoli

L'emporio celeste di conoscimenti benevoli
10:42 , 16 ottobre 2012 0
Pubblicato in: Blog

Nel 1668 John Wilkins propose la realizzazione di un linguaggio universale che potesse sostituire il latino e le ambiguità di molte altre lingue. L’idea di Wilkins era molto semplice: procedere da parole brevi a cui si aggiunge una lettera per specificarne via via il dettaglio: ad esempio Zi può significare bestie; Zit le bestie simili al cane e Zita il cane stesso. Potremmo poi aggiungere ad esempio una c per i cani di piccola taglia e ancora una i per specificare il bassotto. A prima vista l’idea sembra funzionare abbastanza bene, ma Borges nel 1942 ci fa notare questa strana lista scoperta e tradotta da Franz Kuhn nell’Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Secondo l’antica enciclopedia cinese gli animali si suddividono in:

  • (a)        appartenenti all’Imperatore,
  • (b)        imbalsamati,
  • (c)         ammaestrati,
  • (d)        maialini da latte,
  • (e)        sirene,
  • (f)         favolosi,
  • (g)        cani randagi,
  • (h)        inclusi in questa classificazione,
  • (i)          che s’agitano come pazzi,
  • (j)          innumerevoli,
  • (k)        disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello,
  • (l)          eccetera,
  • (m)      che hanno rotto il vaso,
  • (n)        che da lontano sembrano mosche.

Una lista del genere porrebbe seri problemi di classificazione per un linguaggio come quello di John Wilkins. La parola che indica la “sirena appartenente all’imperatore” inizierà con “a” o con la “e”? Anche ammesso che ogni lettera rappresenti una categoria distinta, e che quindi non possano esistere sirene dell’imperatore, cani randagi che si agitano come pazzi, e che i maialini da latte non possano mai rompere un vaso, come può essere vero questo per la lettera (h)?

La lista sarà ripresa anche da Michel Foucault, che in proposito dirà che “il fascino esotico di un altro pensiero suggerisce il limite del nostro” e ne prenderà ispirazione per scrivere “Le parole e le cose”. Il messaggio di Borges e di Foucault è abbastanza chiaro: ogni classificazione si porta dietro un modo di vedere il mondo, non esiste una classificazione neutrale (e Foucault andrà oltre facendoci notare che non esistono neanche tecnologie neutrali, od oggetti neutrali, ma ne riparleremo quando si parlerà di governo tecnico).

Come è facile immaginare e come è tipico di Borges, la tassonomia in questione non è mai esistita e a quanto ne sappiamo, non è mai esistito neanche un “emporio celeste dei conoscimenti benevoli” o per lo meno Franz Kuhn, che invece è esistito veramente, non l’ha mai tradotto. Esistono però alcuni tipi di classificazione molto simili e una di questa ce la racconta Lakoff a proposito della lingua dei Dyirbal, una popolazione aborigena australiana. In questa lingua ogni nome viene preceduto da una delle seguenti parole che ne specificano il genere di appartenenza: bayi, balan, balam, bala. Secondo il popolo Dyrbal l’universo è diviso in:

  • Bayi: uomini, canguri, opossum, pipistrelli, la maggior parte dei serpenti, la maggior parte dei pesci, alcuni uccelli, la maggior parte degli insetti, la luna, le tempeste, l’arcobaleno, i boomerang, alcuni tipi di lance, eccetera;
  • Balan: donne, topi giganti, cani, ornitorinco, istrice, alcuni serpenti, alcuni pesci, la maggior parte degli uccelli, lucciole, scorpioni, grilli, tutto ciò che è connesso con l’acqua o con il fuoco, il sole e le stelle, gli scudi, alcuni tipi di lance, eccetera;
  • Balam: tutti i frutti commestibili e le piante che li producono, i tuberi, le felci, il miele, le sigarette, il vino, i dolci, eccetera;
  • Bala: le parti del corpo, la carne da mangiare, le api, il vento, gli ignami, alcuni tipi di lance, la maggior parte degli alberi, l’erba, il fango, le pietre, i rumori, il linguaggio, eccetera.

Nonostante non sia fantasiosa come quella di Borges, per uno straniero è impossibile continuare quegli eccetera in fondo a ogni categoria. Lo schema in realtà è abbastanza semplice e una spiegazione la trovate ad esempio nel libro “L’elefante invisibile”. Nella prima categoria vanno gli uomini e gli animali, nella seconda le donne, l’acqua, il fuoco, la guerra; nel terzo il cibo che non sia carne e nella quarta tutto il resto. Per i Dyrbal il sole e la luna sono moglie e marito, ma con ruoli inversi, e per questo li troviamo in quelle posizioni. Così come gli uccelli, che sono gli spiriti delle donne defunte e quindi stanno insieme alle donne, perché per i Dyrbal non sono animali, ma spiriti. A noi sembra una contraddizione, ma non lo è: noi infatti pensiamo che l’uccello sia un animale che quindi possa stare insieme agli uomini, ma i Dyrbal imparano fin da bambini che sono spiriti, quindi non hanno nessuna difficoltà a collocarli nella categoria giusta.

Oggi per classificare le piante, gli animali e tutti gli altri esseri viventi usiamo la genetica, che ci dice esattamente dove posizionarli sull’albero della vita. E’ un perfezionamento del sistema inventato da Linneo che ci permette di risolvere anche la contraddizione suscitata da un animale strano come l’ornitorinco: oggi sappiamo che, nonostante deponga uova e abbia una specie di becco, è più vicino ai mammiferi che agli uccelli. Ma la contraddizione non è nell’ornitorinco, ma nel nostro schema di classificazione che prevedeva esclusivamente che i mammiferi partorissero cuccioli vivi. Per l’ornitorinco fu creata una categoria a parte, perché le  categorie condizionano la nostra visione del mondo. Adesso, grazie alla genetica, sappiamo esattamente non solo su quale ramo di questo enorme albero posizionare ogni essere vivente, ma sappiamo anche a che distanza sono i singoli rami gli uni dagli altri: così scopriamo che animali, piante e funghi presi insieme non costituiscono altro che un piccolo ramoscello, con esseri molto più simili tra di loro di quanto lo siano i batteri o gli archea. Certo pensare che ci sono molte più somiglianze tra noi e un fungo che tra due linee di archea è sconcertante, ma è pur sempre una classificazione. La classificazione genetica ci dice soltanto da quanto tempo due esseri hanno preso un sentiero diverso sulla strada dell’evoluzione, e poco più. Guardando all’albero della vita, non riusciamo a capire quali piante siano commestibili e quali no, o quali animali vivano in acqua e quali in aria, indipendente dalla loro ascendenza genetica. E’ utile soprattutto ai genetisti, ai biologi che studiano l’evoluzione, a noi se vogliamo capirci qualcosa. Si basa sulla parentela e non, per fare due esempi a caso, sulle funzioni o sull’habitat.

Un aeroplano, per quanto a prima vista non possa sembrare così, funziona più come un pesce che come un uccello. L’aria e l’acqua sono infatti due fluidi e il sistema che un aereo utilizza per volare è molto più simile al movimento dei pesci che a quello degli uccelli. Ma nei secoli passati l’aria e l’acqua appartenevano a due categorie differenti, e a nessuno sarebbe mai venuto in mente di guardare un pesce e prenderlo a modello di volo, o che un pinguino sul volo abbia qualcosa di più utile da insegnarci rispetto a un piccione. Le classificazioni sono molto utili ma hanno un effetto collaterale di cui spesso ci dimentichiamo: tendono a confermare la visione del mondo che abbiamo già, e spesso ci impediscono di guardare alle cose con occhi nuovi. Poi per fortuna ogni tanto arriva un ornitorinco e ci costringe a rifare tutto il lavoro daccapo.

Immagine in evidenza: Description des reptiles nouveaux ou imparfaitement connus de la collection du Muséum d’histoire naturelle et remarques sur la classification et les caractères des reptiles.

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