Le origini di Dio

Le origini di Dio
20:09 , 29 maggio 2012 2
Pubblicato in: Blog

Hai presente la motion capture? Quella tecnica che hanno usato anche per animare Gollum? Che c’entra con l’evoluzione e con il concetto di Dio? Andiamo per gradi. Intanto la cosa strana è che spesso il dibattito (si fa per dire) tra creazionisti ed evoluzionisti è su quanta parte abbia avuto Dio nella storia dell’evoluzione. Mai avrei pensato che l’evoluzione potesse avere avuto una parte nella storia di Dio, eppure sembra proprio così: sembra che il nostro cervello si sia evoluto in modo da essere predisposto a credere in Dio.

L’antropologo cognitivo Scott Atran, negli anni ‘80, era solito stupire i suoi studenti con questo esperimento, nel quale mostra alla platea una piccola scatola di legno e ne spiega il funzionamento:

“se avete dei sentimenti negativi verso la religione, la scatola distruggerà tutto quello che verrà messo al suo interno.” Molti dei suoi studenti dubitano dell’esistenza di Dio, ma nell’esperimento si comportano come se fossero credenti. “Infilate nella scatola una matita” chiede loro, e gli studenti atei lo fanno senza esitazioni. “Ora infilate dentro la vostra patente.” chiede ancora, e la maggior parte lo fa, ma solo dopo una significativa esitazione. “Ora infilate nella scatola una mano.” chiede infine, e pochi sono disposti a farlo.

Da dove viene quell’esitazione? Di cosa hanno paura gli studenti? Siamo veramente programmati (o meglio evoluti), per credere in Dio? E’ difficile dare una risposta del genere occupandosi solo degli adulti, perché è molto difficile, in questo caso, riuscire a separare comportamenti appresi durante la crescita attraverso l’educazione e il contesto sociale, da un lato, e schemi mentali innati sviluppati e consolidati attraverso il meccanismo della selezione naturale, dall’altro. Un primo passo avanti possiamo farlo osservando i bambini e di loro si è occupato, tra gli altri, lo psicologo Joseph Barrett. Per i bambini l’esistenza di un mondo sovrannaturale sembra essere un fatto naturale, non fanno nessuna fatica ad accettarlo, anzi succede il contrario: crescendo imparano, semmai, a fare a meno di draghi, fate e altre creature magiche. Dice Barrett:

Super-poteri, super-conoscenza e super-percezioni sembrano essere concetti dati per scontati dai bambini, i quali semmai debbono apprendere che la mamma è fallibile, che il papà è dotato di poteri alquanto limitati e che tutti dobbiamo morire.

In particolare i bambini tendono a cercare spiegazioni funzionalistiche molto più che gli adulti (che già mostrano una sensibile disposizione in tal senso, come abbiamo visto parlando dei piccioni superstiziosi). Rispetto agli adulti, i bambini poi tendono ad attribuire la produzione degli eventi a un qualcuno piuttosto che a un qualcosa. Non hanno una precisa concezione di Dio, o di un Dio in particolare, ma sembrano essere dei teisti nati: se accade qualcosa, deve esserci qualcuno che la fa accadere. La differenza tra qualcuno e qualcosa è fondamentalmente, è qui che entrano in gioco i nostri schemi mentali, l’evoluzione e Gollum.

Per tracciare dei movimenti realistici di Gollum è stata usata la motion capture. In pratica si applicano dei sensori di movimento alle articolazioni di un vero attore e se ne tracciano i movimenti, che poi vengono “copiati” sulle articolazioni del Gollum in 3d. L’effetto che si ottiene è molto più realistico di quello che viene fuori cercando di immaginare i movimenti direttamente al computer, o di simularli in qualche modo e, soprattutto, a noi sembra molto più “naturale”. Tralascia per un attimo l’attore vero o Gollum e concentrati solo sui cursori. Se potessi illuminare soltanto questi, vedresti dei punti che si muovono in maniera coordinata: non vanno tutti esattamente nella stessa direzione, alcuni si alzano e si abbassano, altri sembrano andare anche in direzione contraria per un certo lasso di tempo, o stanno fermi, anche se magari “complessivamente” stanno lentamente traslando tutti verso la direzione di corsa del personaggio. Questi sensori hanno una loro relazione interna che ne stabilisce le regole di movimento. Se applicassi una serie di sensori a una palla, li vedresti muoversi tutti insieme, come se fossero un solo blocco (in effetti, la palla non ha articolazioni, è esattamente un blocco unico).

Se aggiungi che per tutti i milioni di anni passati, quelli durante i quali noi e gli altri esseri viventi ci siamo evoluti, nessuno ha mai visto una ruspa o un trattore (oggetti meccanici con parti in movimento), sembra plausibile che il modo in cui si muovono le cose possa essere stato un buon criterio di discriminazione tra oggetti animati e inanimati. Un sasso che rotola si muove in maniera diversa rispetto a una gazzella che corre. Ma visto che la parola plausibile per gli scienziati di solito non è mai sufficiente, Vallortigara si è preso la briga di mettere in piedi un esperimento del genere, sottoponendo pulcini appena nati a schemi di punti caratterizzati da movimenti di tipo diverso:

I pulcini, appena usciti dal buio dell’incubatrice e privi di qualsiasi esperienza visiva, preferivano avvicinare spontaneamente i punti che si muovevano come una gallina, anziché quelli che si muovevano come un oggetto rigido o in maniera casuale. Tuttavia, con nostro grande disappunto, notammo che quando i punti sulla gallina erano spostati a caso, pur mantenendo ciascuno la sua traiettoria originale, i pulcini continuavano a preferire questo stimolo allo stimolo composto di punti che si muovevano in modo rigido o in modo casuale, sebbene non fosse più riconoscibile in tale stimolo alcuna gallina.
Apparentemente, quello che importava non era il movimento specifico della gallina, quanto il fatto che il movimento fosse un movimento di tipo “biologico”.

Per esseri sicuri l’esperimento poi è stato ripetuto anche con lo schema di movimento di un gatto (un potenziale predatore) e il risultato fu lo stesso: preferivano seguire un essere vivente, piuttosto che un oggetto inanimato. Vallortigara lo chiama nel suo libro life-detector, un meccanismo innato (o meglio, evolutosi nel tempo) capace di discriminare tra oggetti animati (il qualcuno di prima), da quelli inanimati (il qualcosa). Gli oggetti animati tra l’altro hanno la caratteristica di avere un moto proprio, mentre quelli inanimati no. In sostanza, una gazzella si muove per volontà propria, una palla si muove se qualcuno le dà un calcio. In realtà l’implicazione che ci sia un qualcuno non è banale, ma i pulcini la pensano in questo modo (ebbene sì, anche su questo è stato realizzato un esperimento ad hoc).

Questo è lo scotto che secondo molti biologi, a partire dallo stesso Dawkins, abbiamo dovuto pagare all’evoluzione: in cambio di un utilissimo life-detector già pronto per essere utilizzato appena dopo la nascita, ci siamo portati dietro la convinzione che ogni volta che una palla si muove ci sia dietro qualcuno che le dà un calcio, anche se questo qualcuno è invisibile. Ora se al posto della palla sostituiamo la parola fulmine, cominciamo a farci un’idea del perché possano essersi sviluppate le credenze religiose (qui il discorso sarebbe un po’ più complicato, ma per oggi la finisco qua).

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2 Responses

  1. Davide ha detto:

    La strada per arrivare alla legge dei gravi e a Galileo è stata piuttosto lunga…

  2. Le origini di Dio ha detto:

    […] 30, 2012 Vi propongo uno stupendo articolo di Emanuele Di Giacomo, originariamente pubblicato su Schegge di Cotone. Non solo è in linea con molte delle cose discusse da queste parti, ma servirà anche per un paio […]

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