Le corde

Le corde
23:55 , 23 dicembre 2014 0
Pubblicato in: Blog

Tratto da “libri e spettacoli che non scriverò mai”, una speciale riapertura natalizia del nostro blog per farvi gli auguri a modo nostro, con questo “monologo del pugile”.

 

Una delle prime cose che ti insegnano è a muoverti continuamente. E’ una cosa stupida, banale, elementare, è più facile centrare una roba che sta ferma piuttosto che una che si muove in continuazione. E’ quella storia che poi a guardare certi pugili muoversi sembra quasi di vederli ballare. A modo loro, stanno ballando; chi più chi meno, ballano tutti. Poi ti insegnano quando colpire, che non è per niente una cosa banale. Perché quando vedi il sacco che ti piomba addosso l’istinto è tirare un pugno, ma l’istinto ti fotte e in quel modo ti spacchi le dita. Così ti insegnano ad aspettare e a colpire quando il sacco si allontana, che è già meno stupido di ballare, e quando hai capito quello ti insegnano il resto, che quando uno si allontana non è sempre il momento giusto per colpire. Sembra stupido ma non lo è per niente, comunque è tutta roba che puoi imparare a furia di prendere e dare pugni.

Una cosa che non ti insegna nessuno è quando smettere di rialzarti; perché non importa quante volte cadi, basta che ti rialzi sempre. Tutte stronzate. Ti rialzi finché ce la fai, a un certo punto non ce la fai più e fine delle danze. Finché ce la fai, torni su a prendere pugni e a un certo punto smetti anche di lamentarti, perché lo sai che se ti rialzi ti aspettano altri pugni ed è inutile star lì a frignare. Questo passa il convento, pugni, e questo tocca a tutti: un pugno in faccia quando meno te l’aspetti, colpi bassi, sopracciglia spaccate, càpitano a tutti. Non hai fatto niente di male per meritartelo, è così e basta. E piuttosto che star lì a chiederti ma perché proprio a te, prova una volta a chiederti che diavolo hai fatto di speciale nella vita perché essa ti risparmi la tua dose di pugni. Perché dovrebbe avere pietà di te e non di un altro? Questo un pugile lo impara subito. E impara anche a rialzarsi; ma non è una cosa che impari, finché ce la fai, ti rialzi e basta.

E’ la voglia di vincere, l’orgoglio, la rabbia, tutte stronzate da pugiletti in erba che sognano di fare carriera. Ci sono, per carità, ci sono anche quelle, ma l’hai visto un pugile in declino? Uno di quelli che a vederlo sul ring pensi che avrebbe dovuto smettere qualche anno prima, che si sarebbe dovuto ritirare con onore… certi spettacoli pietosi che lì la voglia di vincere se n’è andata da un pezzo. Spesso è una questione di soldi, hai debiti, i pugili sono sempre pieni di debiti, e quello è l’unico lavoro che sai fare; se sei stato così fortunato da essere stato famoso per un qualche periodo puoi ritrovarti a fare la televendita di una lavatrice o il testimonial all’inaugurazione di un centro commerciale; al massimo il commentatore sportivo, ma li puoi contare su una mano. Quelli che hanno messo da parte dei soldi durante la carriera e si sono comprati un ristorante sono ancora meno.

Ecco: rialzarsi, alla fine, è un modo per campare. Continuare a prendere pugni è un modo per campare. Non hai il tempo per riprendere fiato: il gong, i round, imparare a gestire l’incontro, tutte stronzate. L’unico posto in cui puoi riprendere fiato è al tappeto. Lì non ti prende a pugni nessuno, finché non ti rialzi. Poi si ricomincia. E questa è una cosa che puoi capire solo se sei finito al tappeto un certo numero di volte. Finché ce la fai ti rialzi e spesso lì sopra c’è un sacco di roba: c’è un avversario più forte, più grosso, più agile, più bravo, più giovane, ci sono volte in cui non hai praticamente una speranza che sia una di vincere. Per farla breve: sopra ci sono un sacco di scuse. A terra c’è il mostro più cattivo di tutti, perché a terra ci sei solo tu. Lì sopra ci sarà anche il pugile più cattivo del mondo, ma finché non ti rialzi sta lì buono nell’angolo e aspetta. Se ti rialzi, lo decidi solo tu.

Ma ora sei al tappeto e inizi a respirare e sai che se ti rialzi la musica non cambierà. Ci saranno solo altri pugni. E va bene la voglia di vincere, ma nessuno ti darà una medaglia perché ti sei rialzato una volta di più. Le medaglie sono per i morti, parleranno bene di te, ma quando sarai morto e non saprai che fartene. Magari stavolta finisci in piedi, perdi ai punti, applausi al vincitore e tu aspetti solo di iniziare a prenderne altri. Non è così brutto il tappeto, come alternativa, è un mare calmo e anche se lo sai che vuol dire non rialzarsi, non ci prendiamo in giro, certe volte i pugni sono troppi e basta. Non stiamo parlando di perdere un incontro, quello capita a tutti. Stiamo parlando di non rialzarsi più. Stiamo parlando di quando la voglia di prendere pugni è finita e la forza, o meglio, la voglia di rialzarti un’altra volta ancora, non la trovi da nessuna parte. La maggior parte delle volte finisce così, amen, eccola che arriva, la fine delle danze. Ti piacerebbe che qualcuno ti tendesse una mano e ti aiutasse a rialzarti ma non sono queste le regole del gioco e tu semplicemente non hai più voglia di giocare. Ci sei tu e il tuo miglior amico, il tappeto, che ti abbraccia e ti consola. E’ l’unico che non ti prende a pugni. Certe volte ce l’hai qualcosa a cui aggrapparti, fisicamente. Allunghi un braccio e trovi una corda e la vita ti fotte un’altra volta e ti riporta su a prendere pugni e sei contento, perché in fondo, a rialzarsi si prova sempre piacere. Finché ce la fai, finché trovi qualcosa, ti rialzi. Dura un attimo, la felicità, poi ricominci a prendere pugni e torni sotto. E trovi un’altra corda a cui aggrapparti, perché ormai per rialzarti hai bisogno di qualcosa a cui aggrapparti.

Ho visti pugili rialzarsi così tante volte che non ci crederesti, e ho imparato questo: se hai qualcosa a cui aggrapparti, ti rialzi. E sai cos’è che certe volte ti fotte e riporta in mezzo al ring a farti riempire di pugni per l’ennesima volta? Il pubblico. All’inizio il pubblico è poco, anche se ti vogliono bene te ne fotti, qualcuno tifa per te, qualcuno no, tu balli sul ring come ti hanno insegnato e te ne fotti. All’inizio non ti fa effetto, poi ti carica, poi ci fai l’abitudine e neanche lo senti più. Poi passa il tempo e quelli che tifano per te sono sempre meno. E se a un certo punto hai la sensazione che non ci sia rimasto nessuno a tifare per te, allora non c’è più niente da fare.
Perciò, se vuoi fare qualcosa di utile, stanotte chiama qualcuno e digli che hai ancora voglia di vederlo ballare.

 

immagine in evidenza: scattata presso Chiarelli&Co

 

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