In ricordo di Teresa Mattei

In ricordo di Teresa Mattei
14:31 , 13 marzo 2013 0
Pubblicato in: Blog

Qualche anno fa avevamo scritto un pezzo su di lei, per raccontare ai bambini durante il nostro spettacolo della più giovane madre della Costituzione, lei che partecipò alla stesura di quel capolavoro politico che è l’articolo 3. Oggi ci piace ricordarla con quella favola per bambini, a cui lei ha dedicato molti anni della sua vita. Ah, dimenticavo: era pure comunista.
Ciao Chicchi!

Questa signora aveva un nome di battaglia: Chicchi. Chicchi aveva sempre avuto il pallino dell’uguaglianza. Secondo lei nessun tipo di distinzione era importante, anche se è vissuta in un periodo in cui le divisioni invece contavano molto. Era il periodo fascista, e lei era donna e comunista, che erano due delle cose peggiori che ti potevano capitare durante il regime fascista, peggio che essere il cattivo stupido di un cartone animato. In più era pure una bambina, quindi…
A scuola era un disastro perché quando il maestro scriveva le diseguaglianze, e scriveva 3 è minore di 5, lei subito scattava sulla sedia e diceva: questa è un’ingiustizia, i numeri devono essere tutti uguali!!! Il maestro gli metteva sempre 2, ma a lei non importava, perché per lei 2 o 8, erano uguali!
Questa cosa dei numeri non era colpa del regime fascista, ma colpa della matematica. Il regime fascista invece decise che c’era un’altra differenza: aveva deciso che gli ebrei erano diversi dagli altri, peggio che essere bambini, donne e comunisti insieme, e così quando il maestro scrisse alla lavagna bambino ebreo minore di bambino italiano, lei scattò un’altra volta sulla sedia e disse: questa è un’ingiustizia!!! I bambini devono essere tutti uguali. E il maestro le chiese: “Ma a te che importa? Mica sei ebrea” e Chicchi rispose: “Se è per questo non sono nemmeno un numero”. E a quel punto il maestro la cacciò di scuola.

Ma Chicchi era una bambina testarda e studiò per conto proprio, e così riuscì ad arrivare fino all’università. All’università le cose andavano un po’ meglio, perché non era più una bambina, però era sempre donna e comunista e quindi la vita non era semplice. In più, aveva deciso di diventare anche una partigiana. Essere partigiana era quasi peggio che essere ebrea, però lei c’aveva questo pallino dell’uguaglianza e così cominciò a combattere contro i fascisti e i tedeschi. Chicchi veniva da una famiglia in cui erano tutti come lei, erano tutti uguali, e anche suo fratello era partigiano e comunista e fu catturato dai tedeschi. I tedeschi lo torturarono per fargli confessare i nomi dei suoi amici ma lui, per non tradirli, preferì togliersi la vita. Allora Chicchi divenne ancora più agguerrita, non solo era diventata staffetta partigiana, ma partecipava anche alle azioni di guerra contro i tedeschi. Un giorno Chicchi e un suo amico, Dante, scoprirono che i tedeschi avevano nascosto in un tunnel degli esplosivi. Bisognava andare a farli saltare, anche se Chicchi in realtà doveva andare all’Università per laurearsi. Ma in fondo per lei, se si laureava o no, era uguale. Cosa credete che fece?

Dante e Chicchi diedero fuoco alle micce, e poi scapparono. Corsero via velocemente, Chicchi da una parte del tunnel e Dante dall’altro, più veloce che potevano perché il tunnel era lungo e non sapevano se la miccia era lunga uguale. Se avesse avuto tempo magari Chicchi si sarebbe anche fermata a spiegare alla miccia che doveva essere uguale al tunnel, ma il tunnel era sempre lungo e la miccia sempre più corta, e così Chicchi scappava e scappava e a un certo punto sentì un tonfo dietro di lei, e lei scappava, per fortuna non era la bomba, scappava e arrivò alla fine del tunnel, e dall’altra parte anche Dante scappava e scappava, ma Dante inciampò, e alla fine del tunnel non ci arrivò mai. E Chicchi per la prima volta forse si rese conto che ci sono cose che non sono uguali, che suo fratello e Dante, che erano morti, non sarebbero tornati, e che se i tedeschi la trovavano non sarebbe tornata neanche lei, e allora il sacrificio di Dante e del fratello non sarebbero serviti niente.

Allora prese la bicicletta e corse, corse più veloce che poteva mentre i tedeschi la inseguivano e arrivò fino all’università, e andò dal suo prof e gli raccontò tutto e gli chiese aiuto, perché lui non era come il vecchio maestro. Ma nel frattempo arrivarono i tedeschi. E il professore disse: questa ragazza è stata qui tutta la mattina perché si sta laureando. E Chicchi fece finta di laurearsi, perché tanto laurearsi per davvero o per finta… era uguale. Così i tedeschi se ne andarono, anche i professori decisero che per finta o per davvero era la stessa cosa e la laurearono quel giorno stesso con 110 e lode, e Chicchi capì per la seconda volta in un giorno, che nemmeno i maestri sono tutti uguali.

Pensate che Chicchi si fermò qui? Nemmeno per sogno! Andò avanti a combattere e quando la guerra finì cominciò a far politica, e per lei era come un sogno perché per la prima volta nella sua vita, le donne, i comunisti e gli ebrei erano uguali agli altri. Così la elessero all’Assemblea Costituente e partecipò proprio alla scrittura di quell’articolo tre che abbiamo letto prima: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge”. E siccome aveva capito che che non sempre siamo tutti uguali e non è che bastava dirlo, ci fece aggiungere pure un secondo comma in cui lo Stato si impegnava a fare in modo che tutti fossero “davvero” uguali.

Poi Chicchi se ne andò subito dopo dal parlamento, e cominciò ad occuparsi dei bambini, perché nel testo dell’articolo non avevano scritto, tra le altre cose, “senza distinzione d’età”. E così da quel giorno, più di cinquant’anni fa, non ha più smesso di occuparsi dei bambini, perché anche loro siano “eguali” a tutti gli altri cittadini.

 

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