Se anche i piccioni sono superstiziosi

Se anche i piccioni sono superstiziosi
08:58 , 22 maggio 2012 0
Pubblicato in: Blog

In questo periodo sto leggendo un po’ di libri sull’evoluzionismo e ci sono delle cose talmente belle, riguardo Darwin e la selezione naturale, che non posso fare a meno di condividere. Quindi questo sarà il primo di un po’ di pezzi dedicati all’argomento e prende spunto da un libro bellissimo di Vallortigara. In realtà buona parte del libro si concentra soprattutto sul funzionamento del cervello, e per me la cosa più straordinaria non sono tanto i risultati, ma la genialità con cui alcuni scienziati hanno pensato di realizzare esperimenti per studiare il funzionamento del cervello: la maggior parte di questi riguardano i pulcini, che ho rivalutato tantissimo… pensaci la prossima volta che userai il modo di dire “cervello di gallina” (ma di questo ne parlerò più in dettaglio la prossima volta)

Una delle domande di partenza è: perché siamo superstiziosi? Un classico esempio è la Bocca della Verità a Roma: lo sapevano anche i Romani che in quella bocca non c’era niente di magico o di divino, eppure ancora oggi, a duemila anni di distanza, l’infilarci la mano dentro spesso provoca una piccola sensazione di disagio o di ansia. Perché? E’ solamente un fatto culturale? In che modo c’entra il funzionamento del nostro cervello? E che cosa c’entra l’evoluzione in tutto questo? Andiamo per gradi e cominciamo dai piccioni.

Io ho sempre creduto che le superstizioni venissero dall’educazione e dalla società (e questo sicuramente è vero, almeno in parte); ma gli animali non hanno cultura. Possiamo usarli quindi per cercare di capire se il nostro cervello è in qualche modo predisposto ad essere superstizioso? B.F. Skinner ha trovato il modo, usando i piccioni. Credo che Skinner abbia un debole per i piccioni (ha cercato di usarli anche come piloti di missili), ma in questo caso ha messo su un esperimento tanto geniale quanto semplice, al punto che lo potresti fare anche a casa.

Prendi un piccione e lo metti in una scatola. Dentro questa scatola c’è un erogatore di cibo, la cui erogazione è casuale nel tempo. Questo è un punto fondamentale, non c’è un motivo particolare per cui in certi momenti il cibo viene erogato e in certi altri no; dipende solo dal caso. Dopo un po’ succederà che il piccione osservato comincerà ad eseguire ripetutamente un certo tipo di comportamento stereotipato (muovere il collo, sbattere le ali o girare in tondo) e poi andrà a controllare se per caso sia arrivato nuovo cibo. Se una di queste azioni, ad esempio girare il collo, è accaduta poco prima dell’erogazioni di cibo, il piccione tenderà a ripeterla e se il cibo scende giù abbastanza spesso, ci saranno altre coincidenze. Io mi immagino il piccione davanti al cibo che si fa ragionamenti del tipo: stavolta ho girato il collo e non è successo niente, però l’altra volta oltre a girare il collo ho anche sbattuto l’ala! Allora adesso proviamo questa combo! Ti suona familiare? Naturalmente il piccione non ragiona esattamente così, ma noi quanti stupidi rituali scaramantici mettiamo in atto giorno dopo giorno.

Un condizionamento del genere è molto simile agli esperimenti di Pavlov, ma la differenza fondamentale è che negli esperimenti di Pavlov c’è una relazione causale: ti comporti in un certo modo, ricevi un determinato premio. Qui no, il tutto dipende dal caso, eppure il piccione non fa differenza, non riesce a concepirla, una differenza. E’ come se si ostinasse a cercare una causa al cibo che piove senza motivo.

Il fatto è che la nostra mente sembra gestire veramente male il caos, e qui entra in gioco l’evoluzione. La correlazione temporale è una delle componenti principali del principio causa-effetto: prima c’è la causa, poi c’è l’effetto. Non capita mai che qualcosa accada prima del motivo che l’ha causata. Pensiamo al fulmine. Siamo naturalmente portati a pensare che il fulmine generi il tuono, perché alle nostre orecchie arrivano in momenti separati. In realtà sia la luce (il fulmine) che il rumore (il tuono) sono manifestazioni della scarica elettrica e vengono generano nello stesso momento. Il fatto che a noi arrivino separate ci porta a pensare che siano uno causa dell’altro.

In natura le correlazioni causali (intese in questo caso come spazio-tempo) sono molto importanti: pensate al fumo che può anticipare un incendio, o all’odore di un predatore che ci avverte in anticipo della sua presenza. Riuscire ad anticipare gli eventi può fare la differenza tra la vita e la morte, e quando entra in ballo la sopravvivenza, eccoci che entra in gioco l’evoluzione. In natura sembra essere vantaggioso pensare che ogni evento sia “generato” da qualcosa, che abbia uno scopo e una funzione. In questo modo ho la possibilità di prevederlo e, in caso, di sfruttarlo a mio vantaggio o di fuggirlo per tempo. Una mente che funziona in questo modo ha dei vantaggi “evolutivi”. Poco male se c’è da pagare uno scotto per quei pochi eventi naturali che sono davvero casuali.

Prova a indovinare quale di queste due affermazioni è falsa:

A)  Il Sole irraggia la Terra perché il calore facilita la vita.

B)  Le colline si sono formate a causa della glaciazione delle acque sotterranee.

Naturalmente sono entrambe false e le psicologhe Kelemen e Rosset lo sapevano quando hanno preparato il questionario. Eppure molte persone tendono a considerare la prima frase vera, perché è di tipo teleologico.  Anche il nostro cervello cerca una spiegazione razionale, pensare che il Sole sia lì per caso, in qualche modo ci disturba.

A questo punto entra in gioco l’educazione, la cultura, la società, ma finirei off-topic. E’ solo che quando penso ai complottisti, a quelli che “c’è sempre un grande nemico occulto che dirige il mondo ed è la causa dei nostri mali”, o a quelli che “è il volere di Dio”, credo che entri in gioco il funzionamento profondo del nostro cervello: abbiamo bisogno di una spiegazione bella e semplice e funzionale. Anche se è falsa.

Share
Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *